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SIR THOMAS MORE
Il primato della verità sul potere


Del grande ritratto della famiglia di Tommaso Moro dipinto da - il primo del suo genere a nord delle alpi, e avvicinabile in qualche modo alla superba commemorazione dei Gonzaga nella camera degli sposi a Mantova, dovuta al Mantenga – non ci restano che notizie.Esistono i disegni di Holbein relativi ad alcuni personaggi di rilievo della famiglia che si trovano nella Royal Collection del castello di Windsor; lo schizzo a penna della famiglia riunita, sempre di Holbein, nel museo di Basilea e le versioni del pittore inglese Rowland Lockey, alla fine del cinquecento.
Il quadro originale Fra libri, animali e oggetti d’antichità spiccava, nella stanza da pranzo o forse nella biblioteca di casa More, il ritratto di famiglia di Hans Holbein, commissionato da Moro, probabilmente in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Moro venne a conoscenza dell’artista, tramite Erasmo, verso la fine del 1526, il quale lo manderà in Inghilterra con delle lettere di raccomandazione presso i suoi amici. Probabilmente le mutate condizioni culturali e religiose del centro Europa offrivano esigui spazi per un ritrattista, spingendolo così a cercare altrove commissioni di lavoro. Egli vi rimase fino all’agosto del 1528 ma ritornò di nuovo da Basilea prima della fine del 1532 e proseguì in Inghilterra verso una carriera di gran successo fino alla sua prematura morte da peste nel 1543. Moro fu il primo ad accogliere l’invito di Erasmo e ad ospitare nella sua casa l’artista, dove tra l’estate e l’autunno del 1526, conoscerà le sue qualità e, nel mese di dicembre dello stesso anno potrà scrivere ad Erasmo che ‹‹il tuo pittore è uno straordinario artista. Ho paura che non troverà qui tanti clienti, quanti sperava, ma io farò di tutto perché questo terreno non sia per lui del tutto sterile››. (T. Moro, Lettera ad Erasmo, in “Lettere”, Morcelliana, Brescia p. 120). Non si può dire che san Tommaso non mantenne la promessa fatta all’amico. Le figure più rappresentative della storia inglese della prima metà del Paulet morì nel 1572 egli poté vendere il quadro Moro a de Loo nel corso della liquidazione dei beni di Moro, forse attraverso la mediazione di Burghley. Per il resto, il dipinto sarebbe passato a lui quando il figlio di Paulet avrebbe rinunciato alla casa di Chelsea nel 1575. La prossima importante fonte è Joachim von Sandrart. Egli nacque a Francoforte nel 1606 e andò a Londra nel 1627, col suo allora maestro, il pittore Gerard Honthorst. Egli vide la collezione di Carlo I così come quella del duca di Buckingham e di Tommaso Howard, conte di Arundel, nello Strand. Egli notò gli Holbeins nella Long Gallery, incluso il Trionfi dei Ricchi e della Povertà, ma nulla disse sul ritratto della famiglia Moro. Esso è menzionato solo in una fase diversa della sua storia in cui disse, erroneamente, che era nella collezione di de Loo, sebbene de Loo era morto nel 1590. La maggior parte della collezione Arundel venne trasportata verso il continente nel 1641 circa, prima della guerra civile. Lord Arundel morì nel 1646 e la prima menzione del quadro è un inventario fatto in seguito alla morte della contessa nel 1654; poichè non si trovava nella galleria nel 1627 deve essere stato acquistato prima del 1641. Arundel incoraggiò l’accesso del dipinto nella sua galleria e diffuse la cultura d’esso attraverso le riproduzioni. Dopo la morte della contessa Arundel nel 1654, il quadro venne acquistato da nobili collezionisti, Albert e Franz von Imstenraedt, dai quali passò al vescovo di Olmütz nel 1673. Quasi certamente andò distrutto, con i Trionfi di Holbein, in un incendio nel palazzo estivo del vescovo nel 1752. E’ curioso pensare che esso era ancora esistente ai tempi di Vertue e Horace Walpole. Con Vertue e Horace Walpole nel diciottesimo secolo riceviamo informazioni dai loro incontri con i discendenti di Sir Tommaso Moro e il loro vero esame e descrizione delle copie, verso le quali erano intensamente interessati. Senza conoscere il destino dell’originale, essi impiegarono molti sforzi nel rimetterli assieme. Gli stessi discendenti Moro spesso sembrano aver trasmesso tradizioni di lunga durata più dei fatti sui quali queste tradizioni si sono basate.
SIR THOMAS MORE
Il primato della verità sul potere


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