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SIR THOMAS MORE
Il primato della verità sul potere

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L’influsso della vita, dell’opera e del martirio di Thomas More nella cultura italiana
 
   
                                                                                               
Il posto rilevante che la vita, l’opera e il martirio di Thomas More occuparono ed occupano tutt’oggi in Italia può essere visto sicuramente come il frutto di un interesse ed un’attrazione, a volte irresistibile, verso la figura del Cancelliere inglese che ha contribuito non solo a far conoscere, ma soprattutto ad approfondire alcuni aspetti fondamentali della sua complessa esistenza. La prima edizione dell’Utopia pubblicata in Italia appare fin dal 1519 presso Giunti di Firenze, cioè tre anni dopo l’edizione originale, e la prima traduzione italiana del 1548 precede di tre anni quella inglese. Biografie assai diffuse come quella del Padre Domenico Regi compaiono già dal 1675.  Anche il teatro contribuì efficacemente – scoprendo un egregio soggetto tragediabile – alla diffusione della vita, dell’opera e del martirio di Thomas More. Opere teatrali, dalla Thomas Morus Tragoedia rappresentata al Venerabile Collegio inglese di Roma nel 1612 fino al Tommaso Moro di Silvio Pellico (1833). Assai numerose sono, poi, le traduzioni italiane delle lettere di More, che culminano con l’epistola scritta nella Torre di Londra servendosi di un tizzone e indirizzata al buon amico banchiere lucchese Antonio Bonvisi. In Italia sono stati pubblicati lavori su More a opera di stranieri, come il De unitate del Cardinale Reginald Pole (Roma 1538) è il trattato Il Moro del gesuita Hellis Heywood, pubblicato a Firenze nel 1556. La lista degli italiani che hanno arricchito gli studi su More nel XX secolo comprendono decine e decine di nomi. La fortuna del More in Italia – precoce e durevole, anche se non molto ricca di salienti episodi – si è perpetuata lungo un duplice filone: quello più scoperto e nutrito dell’apologetica cattolica, fitto di esclamazioni ammirative per l’uomo di intemerata coscienza e di vasta dottrina, per il martire della fede, e quello meno appariscente, ma di ben più profonda rilevanza culturale, degli studi politici, intesi a decifrare il genuino messaggio dell’enigmatica Utopia. Attraverso questa sezione intendiamo portare alla conoscenza e allo studio tutti quei personaggi del pensiero e della cultura italiana, che nella varie epoche storiche, dal cinquecento ad oggi, si sono occupati della vita, dell'opera e del martirio di Thomas More.


 
Thomas More e l'Italia

L’influsso della cultura italiana nella formazione di Thomas More

Con questa mirabile predisposizione naturale, cosa non ci avrebbe dato un tale ingegno,se avesse potuto formarsi in Italia?››(Erasmo da Rotterdam a Giovanni Froben, Lovanio, 25-08-1517).

La presenza della cultura italiana nell'opera di Thomas More è stata oggetto negli ultimi decenni di studi da parte di autori che hanno voluto sottolineare i molti legami di More con l'Italia.
Luigi Firpo nella sua aggiornata rassegna della fortuna del Moro in Italia, ha riaffermato la sua convinzione che ‹‹tutta la nostra cultura umanistica nutrì di sé nel profondo quel nobile spirito, fecondandolo di ispirazioni, di suggestioni, di richiami, dai giovanili entusiasmi pichiani allo storico commiato dal mondo, compiuto – secondo una tradizione piuttosto tarda – recitando ad un amico diletto due meste terzine del Petrarca, che richiamano con accento sconsolato la caducità della vita umana e la paragonano ad una giornata piovosa, greve di freddo e di noia››.
Poiché sulla vita di Giovanni Pico della Mirandola, del nipote Gianfrancesco, More modellò la sua prima opera in prosa inglese, pubblicata intorno al 1510, e poiché a un italiano, Antonio Buonvisi, egli indirizzò dalla prigionia nella Torre di Londra una delle sue ultime lettere, è lecito ravvisare una singolare continuità nei suoi interessi per l’Italia e nei legami ch’egli intrattenne con quei nostri connazionali che s’erano stabiliti in Inghilterra. Questi aspetti della sua vita non sono stati, specificamente studiati e discussi. Val dunque la pena di tentare un primo inventario dei fatti accertati e di formulare alcune congetture.

Attraverso lo studio del prof. Vittorio Gabrieli, L’elemento italiano nella vita e nell’opera di Thomas More: congetture e fatti, apparso su “La Cultura”, 3-4, Le Monnier, Firenze 1979, approfondiremo i rapporti che More ebbe con italiani, sia in Inghilterra sia altrove e la conoscenza della nostra cultura che traspare dalla sua opera letteraria, umanistica, apologetica e devozionale.
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