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SIR THOMAS MORE
Il primato della verità sul potere

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LIBRI
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Una grande novità per il pubblico italiano. Questa meditazione sulla Passione del Signore, mai tradotta prima d'ora nella nostra lingua, è il testamento spirituale di san Tommaso Moro, confessore appassionato della verità cattolica e martire della fede per aver rivendicato il dovere e il diritto di ciascun uomo di obbedire a una legge più alta e più vincolante delle leggi dello Stato. Scritta durante la lunga prigionia nella Torre di Londra, quest'opera rimase incompiuta al momento della confìsca dei mezzi di scrittura. Una breve, drammatica nota apparve come postilla alla prima edizione inglese, nel 1557: <Sir Thomas More non proseguì oltre in quest'opera. Arrivato a questo punto, la sua prigionia si fece così rigorosa che gli vennero tolti tutti i libri, la penna, la carta e I'inchiostro. E poco dopo fu messo a morte>. Il Cristo che Moro ci descrive unisce alla natura divina una natura umana perfettamente e deliberatamente riconoscibile. Nella narrazione delle sofferenze di Cristo, Moro non indugia sui dolori fisici, ma insiste su quelli dell'anima: la prescienza di ciò che dovrà accadergli, la delusione per il sonno degli Apostoli, la preoccupazione per il loro pericolo, l'amarezza per il tradimento di uno di loro, l'accoratezza per il dolore di sua Madre, la tristezza per la sorte dei giudei e per la stessa morte disperata del suo traditore. E proprio in quanto uomo totale, Cristo può e sa dominare quelle sue sofferenze attraverso la facoltà più peculiarmente umana: la ragione. A questa razionale consapevolezza deve ispirarsi anche la condotta di chi sia posto nell'eventualità del martirio, l'altro grande tema su cui Tommaso Moro indugia con impressionante coinvolgimento autobiografico. La presente edizione è tradotta e annotata da Marialisa Bertagnoni, interprete moriana di notorietà internazionale che ha curato anche il saggio introduttivo.


In copertina: Una pagina (fol. XXII, v.) del Libro d'ore (Hore Beate Marie, stampato da Francois Regnault a Parigi nel 1530 in víco Sancti lacobi, ad signum Elephantis), sui cui margini Tommaso Moro scrisse una preghiera da lui composta durante I'incarcerazione alla Torre di Londra. La preghiera inizia al fol. XVII con le parole: <<Donami la tua grazia, Signore / perché io non dia alcun valore alle cose del mondo>. I versetti qui riprodotti dicono: <Perché non dimentichi le cose supreme / perché tenga sempre dinanzi agli occhi la mia morte che è sempre lì a lato>> (<<To haue the laste thing in remembraunce / to have ever a fòre myn yie my deth that ys ever at hand>>).

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