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SIR THOMAS MORE
Il primato della verità sul potere

BIBLIOTECA MOREANA


Il Centro Internazionale Thomas More nella memoria del grande giurista, uomo di Stato, protagonista dell’Umanesimo in Europa, martire per la fedeltà ai valori sostenuti dalla coscienza, testimone inflessibile di libertà, si propone di promuovere lo studio della personalità e dell’opera moreana contribuendo alla pubblicazione di una collana di libri dedicata alla sua vita e al suo pensiero, privilegiando la traduzione degli scritti non ancora pubblicati come processo di realizzazione dell’opera omnia.


1. FINALITA’

La costituzione di una Biblioteca Moreana, intesa come collana di libri da pubblicare, trae consistenza direttamente dalle finalità che il Centro Internazionale Thomas More intende realizzare, in merito allo sviluppo coerente di iniziative di formazione culturale, civile e sociale.

Essa intende far conoscere la grandezza di un pensiero che affonda le sue radici nella cultura umanistica dell’Europa moderna e che ha trovato nella vita e nel martirio di Tommaso Moro l’espressione più limpida.

<<Dalla sua opera scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, dell’ispirazione per una politica che si ponga come fine supremo il servizio alla persona umana, della costante fedeltà alle autorità e istituzioni legittime proprio perchè in esse intendeva servire non il potere, ma l’ideale supremo della giustizia.  La vicenda di Tommaso Moro illustra con chiarezza una verità fondamentale dell’etica politica. Infatti la difesa della libertà della Chiesa da indebite ingerenze dello Stato è allo stesso tempo difesa, in nome del primato della coscienza, della libertà della persona nei confronti del potere politico. In ciò sta il principio basilare di ogni ordine civile conforme alla natura dell’uomo>> (Giovanni Paolo II, Motu Proprio per la proclamazione di San Tommaso Moro a Patrono dei governanti e dei politici).


2. TEMATICHE MOREANE

Indubbiamente le vite dei santi sono tutte di grande edificazione spirituale, poiché anche le più lontane dal nostro tempo e dal nostro sentire, parlano all’interiorità e disvelano bisogni e risposte che sono comuni agli uomini di ogni epoca. Può succedere che alcune più di altre siano maggiormente in sintonia con le strutture e le problematiche del nostro tempo, e come tali, forse, più proponibili.

Se guardiamo alla figura di Sir Thomas More ci troviamo di fronte ad una personalità molto variegata, capace per sua natura di informare ogni aspetto della realtà umana.

La frase “a man for all season” certamente improntata all’espressione di Erasmo “cum omnibus omnium horarum homo”, “un uomo di tutti in ogni situazione” «sta a significare sia la sua perfetta disposizione a essere all’altezza di ogni situazione, fino a quella suprema del sacrificio della vita, sia la possibilità per gli uomini di qualsiasi epoca storica di incontrare More e di accoglierlo per molte buone ragioni come ideale compagno di viaggio» (Matteo Perrini, Introduzione in Ritratti di Thomas More, La Scuola, Brescia 2000).


3. Le espressioni della vita e del pensiero di More che possono essere accolte dal nostro tempo:


-l’affermazione della laicità cristiana;

-la vita familiare quale spazio di libertà personale;

-il pensiero utopico: la costruzione di un progetto di società secondo giustizia;

-la politica: affermazione della verità sul potere, del governo come esercizio di virtù;

-il valore della coscienza e della libertà;

-l’amicizia e l’allegria;

-l’amore per Dio.


4. ATTIVITA’

La Biblioteca Moreana si propone di operare nei seguenti ambiti bibliografici:


1. Opera omnia di Thomas More:


2. Biografie antiche e moderne sul Santo martire.


3. Opere di carattere speculativo sulla vita e sul pensiero.


4. Opere legate all’attualità moreana:

- si promuove la diffusione in termini divulgativi delle espressioni più significative del pensiero moreano che possono essere proposte e accolte dalla sensibilità della nostra epoca quali l’ansia utopica, il desiderio di libertà, la visione della giustizia, la ricerca del bene comune, il principio di moralità.


5. Rivista Morìa. Semestrale del Centro Internazionale Thomas More (già in corso di stampa)


5. VOLUMI PUBBLICATI


I volumi che il Centro Internazionale Thomas More ha inteso promuovere come espressione della Biblioteca Moreana sono i seguenti:


- Thomas More, Utopia, trad. it. di Luigi Firpo, Neri Pozza Editore, Vicenza 1978;


- AA.VV., Idea di Thomas More 1478/1978, a cura di Cesare Grampa, Neri Pozza Editore, Vicenza 1978;


- Tommaso Moro, Nell’orto degli ulivi. Expositio Passionis Domini (1534-35), traduzione di Marialisa Bertagnoni, Edizioni Ares, Milano 1985;


- Thomas More, Tutti gli epigrammi, traduzione di Luigi Firpo e Luciano Paglialunga, Edizioni San Paolo, Milano 1994;


- Tommaso Moro, Scritti sull’Eucaristia, a cura di Giuseppe Gangale, Edizioni Studium, Roma 2011;


- All’ombra di un Santo: Lady Alice More, a cura di Giuseppe Gangale, trad. it. di Maria Angela Pignataro, Edizioni Studium, Roma 2012;


6. PUBBLICAZIONI IN PROGRAMMA


- Traduzione degli scritti di G. K. Chesterton su Thomas More


- Luciano Paglialunga, La concezione del purgatorio nel pensiero di Thomas More;


- Roberto F. Ghisu, Le quattro cose ultime processo e morte di Tommaso Moro, romanzo storico;


- La corrispondenza tra Erasmo e Thomas More (in fase di traduzione).

Le cinquanta lettere che i due grandi umanisti europei si scambiarono nel corso della loro intensa vita costituiscono la testimonianza di un’amicizia solida e autentica che si manifestò attraverso lo scambio di confidenze, emozioni, paure, pettegolezzi, rivelazioni, richieste di aiuto, analisi dei conflitti sociali…Se si considera poi che l’Utopia di Moro e l’Elogio della follia di Erasmo possono essere definite le icone letterarie del rinascimento europeo, la corrispondenza tra Erasmo e More rappresenta il giusto retroterra culturale alla base della formazione e della conoscenza dello spirito umanistico in Europa (dalla prefazione dell’edizione francese).


- Le lettere inglesi e latine di Thomas More.

La scarsa conoscenza della corrispondenza epistolare del maggior rappresentante dell'umanesimo inglese ed europeo e di uno dei migliori giuristi di common law del suo tempo, conferisce enorme importanza alla necessità di proporne la traduzione. Le lettere più significative furono scritte in un periodo che va dal 1501, anno in cui inviò la sua prima lettera giunta fino a noi, in latino, all'illustre pedagogo e latinista inglese John Holt, al 1535, anno a cui risale l'ultima, in inglese, indirizzata mentre era prigioniero nella Torre di Londra a sua figlia maggiore Margaret. E infatti nelle lettere, di cui era un infaticabile scrittore, più che nelle sue opere letterarie maggiori, che Tommaso Moro ci svela la sua intimità di uomo diviso tra i numerosi impegni civili e famigliari.


Attraverso questi documenti dal valore storico e umano ineguagliabile ci è permesso di apprezzarne lo spirito, l'umorismo, il calore umano, l'integrità, il profondo attaccamento a Cristo, qualità che hanno fatto sì che l'influenza della sua persona si sentisse anche al di là dei confini del suo paese. Da esse traspare, più che altrove, l'immagine di un santo straordinariamente umano e attuale, il cui unico assillo è stato quello di trovare un giusto rapporto tra quotidianità e fedeltà alla legge di Dio. Laico, egli ha gli stessi nostri problemi, gli stessi nostri affetti,  le stesse nostre apprensioni; uomo moderno, è implicato allo stesso nostro modo nella responsabilità individuale e nel rapporto collettivo con la nuova società formatasi dal Rinascimento. Sarà in questa prospettiva permeata di ragionevolezza e coerenza tra la sua fede e la realtà civile che egli, per non aver voluto riconoscere nel suo sovrano Enrico VIII il Capo della Chiesa in Inghilterra col rinnegare le proprie convinzioni di cattolico romano fedele alla Sede Apostolica, affronterà il 6 luglio 1535, dopo una lunga, tormentata e dolorosa prigionia, il martirio (non cercato né chiesto, con semplicità e naturalezza, come un'eventualità connaturata con la stessa condizione dell'essere cristiani, razionalmente consapevoli di ciò che tale condizione comporta (Prefazione di Francesco Cossiga in Anna Sardaro, La corrispondenza di Tommaso Moro. Analisi e commento critico-storico, Edizioni Università della Santa Croce).


- La vita di Moro di Thomas Stapleton.

Secondo Thomas Fuller, i romano-cattolici  scorgevano  nella coincidenza che aveva fatto nascere Thomas Stapleton nello stesso anno e mese in cui era stato decapitato Tommaso Moro un disegno provvidenziale: "come se la Divina provvidenza avesse deliberatamente  lasciato cadere dal cielo una ghianda al posto della quercia che era stata recisa"; e Stapleton ricorda che, quand'era bambino, la leggenda di Moro e il suo martirio erano i temi prediletti e costanti delle conversazioni con i suoi piccoli amici. Stapleton era stato prebendario di Chirchester all'epoca della regina Maria: ma, più fortunato di Harpsfield, (l’altro biografo di Moro che approfondisce la vita di Roper) poco dopo l'incoronazione di Elisabetta era riuscito a riparare nelle Fiandre. Lì aveva raccolto la successione di Harpsfield nella controversia teologica in latino e in inglese contro i protestanti, così come Harpsfield l'aveva raccolta da Moro: e vi conseguì tali successi che, ci racconta Fuller, quando nel conferimento del cappello cardinalizio gli venne anteposto Allen furono in molti a stupirsene. Ma quelli - avverte Fuller - non consideravano che il sapere di Stapleton veniva messo in ombra dall'operare di Allen, dato che il granello di un politico pesa sulla bilancia molto più della libbra di un letterato e che, da che mondo e mondo, nella corsa per gli avanzamenti l'azione politica vince di molte lunghezze le fatiche della letteratura.

Stapleton scriveva in un inglese bellissimo, come sta a dimostrare la sua traduzione della Storia ecclesiastica del Venerabile Beda. È un vero peccato che i suoi entusiasmi infantili non l'abbiano indotto a scrivere prima, e in inglese, la biografia del suo eroe, quando era in continuo contatto con gli amici di Moro. Sfortunatamente, invece, egli non intraprese quell'opera fintanto che la controversia elisabettiana era al suo acme, così che la Vita, scritta in latino, apparve solo nel l588, l'anno dell'Invincibile Armata: e nel frattempo i suoi ricordi di ciò che gli avevano raccontato i più anziani compagni d'esilio erano in gran parte sbiaditi. Tuttavia, dobbiamo essergli riconoscenti di avere alla fine deciso di fissare sulla carta quei ricordi, nel timore che - come ci dice lui stesso - poiché la vecchiaia segna l'approssimarsi della morte, quelle memorie avessero a scomparire con lui.

La Vita di Stapleton ha quindi due fonti distinte: i documenti che egli aveva ricevuto da Dorothy Colly, (la governante di Thomas More) e gli aneddoti che aveva sentito raccontare durante quasi mezzo secolo (oltre, naturalmente, alla base fornitagli dalla Vita di Harpfield). In entrambi i casi, dobbiamo essergli grati per averci preservato ciò che, se non fosse stato per lui, sarebbe quasi certamente andato perduto. Le fatiche letterarie cui Stapleton aveva dedicato quarant'anni di vita, caddero stranamente nell'oblio dei suoi conterranei: e tale oblio si estendeva anche alla Vita di Moro. Di questa importantissima biografia si fecero edizioni latine a Douai, Parigi, Colonia, Francoforte, Lipsia, Graz, e, in epoca più recente, traduzioni in francese e in spagnolo: ma essa non venne mai pubblicata in Inghilterra, e dovette aspettare fino al 1928 per essere tradotta in inglese, ad opera di monsignor P. E. Hallet.


- Marius, R. Thomas More: A Biography. New York: Alfred A. Knopf; London: J. M. Dent, 1984.

Richard Marius, editore per Yale dell’Opera completa di Tommaso Moro e di un’autorevole biografia, inserisce Moro nel suo contesto storico religioso e lo vede come un contemporaneo di Martin Lutero, proprio come Calvino e Loyola, ovviamente contemporanei nella loro ri-affermazione di strutture – dal basso all’alto e dall’alto verso il basso – per obbedire alla Volontà di Dio. “Un uomo o una donna devoti nel XVI secolo devono essere stati colti da dubbi tormentosi al sorgere in loro della tentazione di non credere più alla cristianità. La dottrina della giustificazione per sola fede portava con sé la sicurezza che la Grazia di Dio può prendersi cura anche di questi dubbi e che il cristiano con le sue convinzioni in balia delle onde non viene trascinato all’inferno dalle sue esitazioni. Poiché questo era un altro dei grandi paradossi di quell’epoca: che chi credeva era talvolta portato a pensare che l’incredulità potesse condurlo alla dannazione. Ci sono molte chiare testimonianze di come Lutero abbia combattuto questa lotta tra fede e incredulità per tutta la vita e di come Tommaso Moro abbia condotto un’identica battaglia. Ed è possibile guardare all’intero XVI secolo non semplicemente come ad un’età di crisi circa l’interpretazione della religione cristiana, ma come a una crisi del credere stesso. Le prime parole che Enrico VIII disse a Tommaso Moro quando entrò nella Corte reale furono: “possa egli prima guardare a Dio e dopo dentro di lui”. Quest’ordine di priorità si è dimostrato essere quello che Tommaso Moro stesso considerava la ragione della sua disfatta, perché “ogni vero e buon suddito è tenuto ad avere più rispetto verso la propria coscienza e la propria anima che non verso qualsiasi altra cosa al mondo”.

- Farnabio Gioacchino. Annutini, (pseud. di fra Giovanni Antonio Bianchi), Il Tommaso Moro, Tragedia, Bernabò, Roma 1724.

Molto intensa e rigorosamente agganciata alla storia, di questa opera possediamo una interessante testimonianza. Il cardinale Pietro Ottoboni, grande cultore del teatro si sofferma frequentemente nelle sue lettere a descrivere e a commentare le composizioni teatrali più interessanti del momento con il gusto e la competenza del raffinato. In una lettera del 26 febbraio 1724 alla Contessa Margherita Pio di Savoia scrive: <<Fra tutte le opere che ho inteso la più bella è stata quella che recitano li frati di San Bartolomeo in Isola. Questa è una tragedia di Tomaso Moro, rappresentata dalli stessi religiosi, ma così bene e con tanta proprietà che in vita mia non ho inteso mai meglio e se la stampano la voglio mandare a V. E. perchè si può intendere ancora la settimana santa>>.



7. PROGETTO TRADUZIONE E PUBBLICAZIONE “OPERA OMNIA” THOMAS MORE”


La raccolta completa delle opere di San Tommaso Moro è stata pubblicata, in Inglese, dalla Yale University Press in 15 volumi dal 1963 al 1997. Attualmente non esistono pubblicazioni dell’opera omnia di Thomas More in altre lingue. Del complesso delle opere moreane soltanto 11 sono state tradotte e pubblicate in lingua italiana, e una parziale raccolta delle sue lettere.


Libri da tradurre in lingua italiana:

1.     Risposta a Lutero.

2.     Lettera a Bugenhagen

3.     Dialogo sulle Eresie.

4.     La confutazione della risposta di Tyndale.

5.     Apologia.

6.     Sconfitta di Salem e Bisanzio.

7.     Risposta ad un libro avvelenato.

8.     Trattato sulla passione.

Libri tradotti ed editi in lingua italiana:


1. Lettere dalla prigionia. Traduzione italiana di Maria Teresa Pintacuda Pieraccini, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1959 – ultima ristampa 1991

2. La storia di Riccardo III. Traduzione italiana di Vittorio Gabrieli, Editore Giappichelli, Torino 1964;

3. Dialogo del conforto nelle tribolazioni. Traduzione italiana di Alberto Castelli, Edizioni Studium, Roma 1970.

4. Lettere dal carcere. Traduzione italiana di Alberto Castelli, Poliglotta Vaticana s.l., 1971.

5. Preghiere. Traduzione italiana di Marialisa Bertagnoni, Morcelliana, Brescia 1968 – 1980.

6. La Tristezza di Cristo. Traduzione di Marialisa Bertagnoni  con il titolo “Nell’Orto degli Ulivi” Expositio Passionis Domini (1534-35) Edizioni Ares, Milano 1985 e 1998.

7. Lettere. Traduzione italiana di Bruno Fortunato, Morcelliana, Brescia 1987.

8.Poemi Latini. Prima versione italiana integrale di Luigi Firpo e Luciano . Paglialunga.“Tutti gli epigrammi”, Edizioni San Paolo, Milano 1994.

9. La supplica delle anime, traduzione italiana di Luciano Paglialunga, Edizioni Ares, Milano 1998.

10. Le Quattro cose ultime. Traduzione italiana di Vittorio Gabrieli, Edizioni Ares, Milano 1998.

11. Gesù al Getsemani. De Tristitia Christi. A cura di Domenico Pezzini, Traduzione di Simona Erotoli con il titolo, Edizioni Paoline, Milano 2001.

12. Lettere scelte tradotte e commentate da Alberto Castelli, a cura di Francesco Rognoni, Edizioni Vita e Pensiero, Milano 2008.

13. Poesie Inglesi, prima versione italiana integrale a cura di Carlo M. Bajetta, Ed. San Paolo, Milano, 2010

14. Lettera contro Frith e Trattato sul Corpo Benedetto in Scritti sull’Eucaristia, a cura di Giuseppe Gangale, Edizioni Studium, Roma 2011.

15. Utopia. Varie traduzioni. Le più accreditate sono quelle di Tommaso Fiore e di Luigi Firpo.

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Attualmente la Biblioteca Moreana è in pubblicazione presso le Edizioni Studium Roma
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